Analisi

Uno più uno fa sempre due

Andrà a finire con Zhang che dirà che la colpa è di Lukaku e che sarebbe stato il belga a chiedere di andarsene, e con Lukaku che dirà che è stata l’Inter a venderlo perché aveva bisogno di soldi: o, più verosimilmente, andrà a finire che Lukaku dirà di essere orgoglioso di tornare al Chelsea, la squadra che lo ha lanciato nel grande calcio, dopo essere stato precedentemente orgoglioso di aver giocato nell’Inter, di aver vinto con l’Inter, e dopo aver dichiarato – di recente – di essere pronto a un’altra annata con la maglia nerazzurra, durata neanche un mese. Nel mezzo, meritano almeno di essere registrate le posizioni di Marotta e Ausilio e degli altri dirigenti: che si sono trovati a concludere controvoglia una cessione che ha lasciato infine l’amaro in bocca a tutti, e su cui tutti – proprietà e giocatore – hanno in qualche misura inciso.

Lukaku Inzaghi (@Getty Images)

Lascia l’amaro in bocca la totale mancanza di resistenze da parte di Lukaku nell’accettare l’offerta del Chelsea, lasciano l’amaro in bocca le incredibili leggerezze di una proprietà che, con finti rilanci, non ha mai cercato di trattenere il proprio calciatore più importante nemmeno un minuto di più: ma più di tutto dovrebbe lasciare l’amaro in bocca il fatto che forse, oggigiorno, anche dopo gli addii di Conte e Oriali, l’Inter non è più considerata un luogo di lavoro da tenersi stretto, almeno per i pezzi grossi e a prescindere dallo Scudetto vinto tre mesi fa. Ragioni societarie, strutturali, anche economiche: Covid o non Covid. I calciatori saranno pure ingrati, ma non sono scemi.

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Lorenzo Della Savia

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